Che ci si debba fidare sempre meno della stampa ormai mi sembra palese. Pochi sono i giornalisti che fanno davvero un serio lavoro di ricerca e pochissimi sono quelli che "stanno sul pezzo", cioè informano, senza far passare per cronaca quello che in realtà è un giudizio precostituito.
Un caso esemplare è rappresentato da apprende in rete è uno psicologo, giornalista alla Radio Vaticana e collaboratore del quotidiano Avvenire, specializzato sui temi dell’informazione religiosa e della psicologia della comunicazione. Insomma un esperto di roba cattoqualcosa. Non lo conoscevo, non ne avevo mai sentito parlare e dubito di aver mai letto prima qualcosa scritto da lui. Ultimamente il nostro è intervenuto in un acceso dibattito su quanto avvenuto, ormai quasi una decina di anni fa, al Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.
Si tratta, in buona sostanza, di un istituto universitario cattolico, ospitato nel complesso dell'Università Lateranense a Roma, che rilascia titoli di studio universitari e dottorati. Fu fondato nel 1981 da san Giovanni Paolo II con l'idea di approfondire nella Chiesa cattolica il tema del matrimonio e della famiglia con un metodo più scientifico e offrire a laici, presbiteri e religiosi una formazione più solida in termini scientifici e teologici sul tema della famiglia e di tutto quello che ci gira attorno (morale sessuale, procreazione, ma non solo...). Il tutto nasceva in un'epoca in cui la famiglia, quella che oggi chiameremmo "tradizionale", si stava sempre più sfaldando e aveva smesso, per la verità ormai da tempo, di essere il fulcro fondante della società occidentale. Si pensi solo ai due referendum italiani che avevano dato il via libera definitivo al divorzio e all'aborto. Ecco, papa Wojtyła era salito sul soglio di Pietro proprio nel pieno del dibattito sull'aborto e pochi mesi dopo che in Italia era stata varata la legge 194 poi confermata nel 1981 tramite referendum.
Giovanni Paolo II, dopo un paio di anni che era a Roma, convocò la V assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che si tenne dal 26 settembre al 25 ottobre 1980 sul tema La famiglia cristiana. Il frutto di quel lavoro, a cui evidentemente il Papa polacco teneva molto, fu l'esortazione apostolica Familiaris consortio, pubblicata nel novembre del 1981. Un testo fondamentale, che sulla scia dell'Humanae vitae di san Paolo VI, approfondiva anche teologicamente e dottrinalmente il tema della famiglia e di tutti gli aspetti che il mondo moderno e modernista aveva e stava continuando a distruggere rispetto a quanto insegnato da millenni dalla Chiesa. Il papa, dopo il sinodo, creò il Pontificio Consiglio per la Famiglia e poco dopo l'Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia a cui diede forma definitiva nel 1982 con la costituzione apostolica Magnum Matrimoniii Sacramentum. Giovanni Paolo II ci teneva molto, evidentemente, tanto che decise di dare all'istituto il suo nome. Un segno forte, decisivo, che lasciava intendere che per lui, e quindi per la Chiesa, si trattava di qualcosa di molto, molto importante.
Bene. L'Istituto GPII crebbe e fece la sua strada per più di 35 anni, retto da teologi e personalità di rilievo come Carlo Cafarra, Angelo Scola e da ultimo Livio Melina, teologo morale che aveva completato la sua formazione proprio all'Istituto e con Joseph Ratzinger quando era prefetto per la Dottrina della fede. Il teologo tedesco, poi divenuto papa Benedetto XVI, pur senza partecipare mai direttamente alla vita dell'Istituto, era stato certamente incaricato da Giovanni Paolo II di tenerlo d'occhio. Peraltro lo zampino dell'Istituto è presente in diversi testi del papa polacco, compresa l'enciclica Veritatis splendor del 1993 dedicata proprio alla teologia morale, materia fondamentale anche nei corsi di studi dell'Istituto.
Insomma l'Istituto viaggiava saldamente sulla scia dell'insegnamento di Giovanni Paolo II, ben sorvegliato da quello che è senza se e senza ma uno dei più importante teologi del XX secolo.
Arriviamo a papa Francesco che nel 2014 convocò il sinodo straordinario sul tema Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione in preparazione a quello ordinario dell'anno successivo sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il frutto di tanto lavoro (due sinodi sul tema della famiglia!) fu l'esortazione apostolica Amoris laetitia pubblicata nel 2016. Documento discusso e addirittura contestato soprattutto per il modo secondo alcuni troppo "morbido" con cui veniva affrontato il tema dei divorziati risposati (ma anche su altre questioni ritenute da molti alti prelati e teologi piuttosto problematiche da un punto di vista dottrinale). La cosa curiosa è che nessun docente o ricercatore dell'Istituto Giovanni Paolo II fu invitato ai lavori dei due sinodi. E' strano, perché nelle intenzioni di san Giovanni Paolo II a quello doveva servire l'Istituto, cioè approfondire il tema della famiglia, argomento dei due sinodi. E di gente esperta sul tema, nell'Istituto, ce n'era parecchia. Ma furono esclusi, lasciati fuori.
Probabilmente monsignor Melina e i suoi non la presero proprio bene e certamente furono piuttosto critici nel commentare l'Amoris laetizia.
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