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sabato 4 aprile 2026

La lost generation del calcio italiano

 


 
Egr. Direttore,
un’intera generazione di ragazzi non ha potuto vedere, e non vedrà, la nazionale italiana di calcio giocare un Mondiale. In realtà è anche peggio, quelli che hanno meno di vent’anni non hanno mai visto la Ferrari vincere un mondiale di F1. Però hanno visto un italiano vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi nei 100 metri, un’italiana vincerne una nella ginnastica artistica, la squadra italiana di pallavolo femminile vincerne un’altra, un italiano vincere Wimbledon e, con la squadra, due coppe Davis, hanno visto la squadra italiana di rugby a 15 vincere con Sudafrica, Australia e Inghilterra e quella di baseball, roba recentissima, vincere contro gli USA. Hanno potuto anche, da piccoli, vedere la coda della carriera di Valentino Rossi e i suoi ultimi mondiali in MotoGP. In F1 no, però hanno potuto assistere alla vittoria di una (anzi tre) vetture Ferrari a Le Mans. Insomma, alla lost generation del calcio italiano poteva andare anche peggio e si sono divertiti lo stesso, anche senza pallatonda. E noi post-boomer, che c’eravamo, possiamo finalmente superare il ricordo nostalgico e retorico del Mundial spagnolo, delle notti magiche inseguendo un gol e del cielo sopra Berlino e, con i nostri ragazzi, andare avanti. Forse, chissà, di questo dobbiamo ringraziare Macedonia del Nord, Svezia e Bosnia Erzegovina.
 

venerdì 18 dicembre 2015

Insipidézza


Il 23 maggio 2010, dopo la festa per la vittoria dell’Inter nella finale di Champions, il filosofo di Setúbal ci lasciò e da quel giorno fummo Gli Orfani e il calcio cominciò a essere quella cosa triste e mortalmente noiosa che è oggi. Ci rimaneva Ranieri, al tempo mesto e per nulla stimolante allenatore della Roma. Com’era possibile, davvero, rimettersi a guardare una partita di pallone e non farsi venire la depressione? Il calcio italiano era già nel fosso dell’inutilità dai tempi di Moggi e dei suoi compagni di merende, ma senza Mou è diventato incorporeo. Oggi, e mi dispiace per Jack O’Malley, il virus dell’insipidézza ha invaso anche l’isola dei tre leoni e non basta un buon brandy di Jerez per tirarsi su il morale: Ranieri in testa alla Premier, dopo la vittoria contro i Blues di Mourinho, è un capovolgimento dell’universo, uno strappo nel tessuto della realtà. Davvero, di più improbabile c’è solo la scoperta del gravitone (che ormai il bosone di Higgs dicono d’averlo visto) oppure Obama che conclude qualcosa in politica estera. Consiglio di passare alla Premiership di rugby, dove Leicester è una cosa seria.

Lettera pubblicata da Il Foglio il 18 dicembre 2015

giovedì 21 maggio 2015

Le speranze deluse del rugby italiano

 
Gli evidenti insuccessi nostrani in Pro12 e in parte della nazionale al 6 Nazioni e, sempre, al mondiale, non sono solo frutto di errori della FIR o di strategie sbagliate. Il punto è semplicemente che il rugby in Italia interessa in modo del tutto marginale anche se agli appassionati piace pensare il contrario. A livello internazionale siamo esattamente dove ci spetta di essere in base a ciò che è il nostro movimento e in base all'interesse che il rugby suscita da noi.
Più di 10 anni fa assistevo alle partite del Petrarca nell'unico stadio italiano votato specificatamente al rugby. Semifinale del campionato e forse 1.000 spettatori di cui la maggior parte di Calvisano (o forse era Parma, non ricordo). Oggi il Petrarca gioca in un impianto grande un decino e gli spettatori sono paragonabili a quelli di una partita di calcio di Promozione. Il Padova in serie D fa più spettatori di quelli che fanno le squadre di rugby, baseball (IBL), pallanuoto (campione d'Italia femminile pochi giorni fa) e pallavolo della città messe insieme. E questo vale per una città che è da sempre uno dei motori del rugby italiano, che è tradizionalmente tra le più aperte per gli sport "minori". Anche Padova è cambiata: un posto dove il calcio interessava, in proporzione, in maniera minore rispetto ad altri è oggi totalmente coinvolto con la serie D. Altrove, un gigante dell'investimento sportivo come Benetton a Treviso si è defilato: meno soldi, meno investimenti nello sport (via la F1, via la pallavolo, via il basket, si è salvato solo il rugby, ringraziamo la famiglia Benetton). Aver spostato quei 15-20 giocatori italiani di livello in due squadre in Pro12 è stata una opportunità che avrebbe dovuto rendere più forte la nazionale che, tutto sommato, qualche successo mediatico in questi ultimi 10-15 anni l'ha avuto. Però non è bastato a trainare il movimento come si sperava. La nazionale non vince e non cresce perché il movimento professionistico che dovrebbe farle da serbatoio non cresce. Il serbatoio pro non cresce perché il campionato italiano è mediocre. Il campionato italiano è mediocre perché nessuno va a vedere le partite e quindi non arrivano i soldi che fanno crescere movimento, squadre, campionati e nazionale. Guardate il sito web della Gazzetta: il primo sport italiano è il calcio, il secondo è il calcio estero (Liga e Premier e ora anche MLS e Bundesliga); al terzo posto più o meno a parimerito NBA, F1 e tennis (tutta roba che per vederla serve Sky). Rimane un po' di ciclismo e un po' di MotoGP finché c'è Valentino, poi sparirà. Il resto è gossip su Balotelli, su Tavecchio, sulle fidanzate di CR7, sulla Vonn e su Tiger Woods. Lo sport italiano è in declino da anni, tutto. Pure il calcio, che decresce nei valori assoluti (risulati, spettatori, telespettatori e quindi soldi), ma che cresce nei valori relativi cannibalizzando qual poco che resta degli sport "minori" un tempo dignitosamente "benestanti" (volley, basket e rugby in particolare). I problemi sono IMHO due: il primo sono i soldi, ma qui c'è poco da fare se non ci sono; il secondo è banalmente drammatico: la scuola. Finché le riforme della scuola sono solo nell'ottica dei diritti sindacali degli insegnanti e la parola "educazione" non viene mai usata non se ne esce. Ovvio che in tal senso lo sport è solo il più piccolo degli ambiti della società che viene danneggiato... Portiamo sul serio lo sport a scuola? Bella idea! Insieme a educazione civica, sessuale, ambientale, stradale, sui diritti gender, a due lingue straniere, all'informatica e chissà cos'altro. Peccato che così non ci sia nemmeno più il tempo per imparare a far di conto e scrivere due frasi con un congiuntivo messo al posto giusto. In definitiva è meglio se il rugby italiano torna a un onesto dilettantismo e si mette sotto l'ombrello dei gruppi sportivi militari che sono ormai l'unica culla dello sport minore in Italia. Se le Fiamme Gialle si rompono le balle di finaziare gli sport di nicchia sono cavoli amari sul serio...

In risposta a Italiane fuori dal Pro12: una tragedia o una palla da prendere al balzo?

domenica 15 luglio 2012

Noi, i ragazzi dell'82

Nel suo pezzo "L’età dell’oro è una boiata. Contro la retorica trentennale del Mundial ’82" Beppe Di Corrado cita la filastrocca più celebre della storia del calcio italiano, ma la sbaglia. Noi, quelli veri, quelli che nell'82 eravamo lì come dei pazzi ebbri di una sensazione che il pallone non ci aveva mai regalato, recitiamo da 30 anni come un mantra la formazione che affrontò il Brasile e non quella della finale con la Germania. In primo luogo perché era quella la squadra che ci fece uscire di casa e fece spuntare da chissà dove migliaia di bandiere italiane impolverate, ma anche perché suona meglio, più liscia, più lineare. Mi dispiace per lo Zio, ma "Bergomi" in mezzo toglie lo slancio. Non è un problema di meriti sportivi (onore al merito al grande Zio), ma di poetica. E il calcio è (anche) poesia. Perciò si può anche scrivere un pezzo contro di noi retorici dell'82, ci mancherebbe, ma bisogna dirla giusta la filastrocca... Zoff, Gentile, Cabrini, (pausa breve), Oriali, Collovati, Scirea, (respiro), Conti, Tardelli, Rossi, (pausa breve di contemplazione) Antognoni, Graziani. La formazione di Germania 2006 sta a quella di Spagna 82 come Dario Fo sta a Montale, Allevi a Chopin, Saviano a Manzoni. Nel merito la questione è molto semplice. Quelli della mia età erano un po' stufi di sentire retoricamente decantare Italia-Germania 4-3 e poi la tiritera sulla balordaggine di Valcareggi che per colpa della staffetta Mazzola-Rivera ci aveva fatto perdere 4 a 1 la finale con il Brasile. Retorica per retorica, io preferisco essere retorico su un Mondiale vinto. Poi, siamo seri, chi se la ricorda per davvero la formazione che ha vinto la finale del 2006, così, al volo. E' più facile ricordare i nomi dei 7 nani o dei 7 re di Roma. E poi cosa devo pensare di un Mondiale che ha dato lustro a Cannavaro vincitore del Pallone d'Oro quando è evidenza non controvertibile che lo meritava Materazzi (ok, questa forse è troppo, mi scuso, non ho saputo resistere)?

Pubblicato su Hyde Park Corner il 12 luglio 2012

martedì 25 maggio 2010

Lost e Mou

Oggi è finito Lost, la miglior fiction TV degli ultimi anni e oggi abbiamo perso Mourinho, il filosofo del futebol. Ci restano i Cesaroni e Ranieri...

Pubblicato su Hyde Park Corner il 25 maggio 2010

mercoledì 18 aprile 2007

Euro 2012 all'Italia? Non scherziamo...

Egregio Direttore,
davvero c'era qualcuno ancora convinto che dopo Calciopoli, dopo la sconfitta della Francia nella finale di Berlino, dopo il mancato sostegno a Platini e a pochi giorni dalle presidenziali francesi, l'UEFA affidasse Euro 2012 all'Italia? Non sarebbe bastata Giovannona Coscialunga, figuriamoci se bastava Giovannina Melandri.
Ringraziamo per l'ennesima figuraccia.
L'Italia avrebbe dovuto ritirare la propria candidatura già l'anno passato, subito dopo le dimissioni di Carraro, con una federazione screditata e un mondo del calcio devastato. E' bastata la coppetta (che peraltro, sportivamente parlando, ci consente un lungo periodo di tranquillità nei confronti del resto del mondo, francesi e brasiliani compresi) a far ritenere al goliardico governicchio nostrano di potersi imporre contro Blatter e dei suoi compagni di merende (o di croissant).
Ha fatto di meglio Beppe Grillo sbarrando la strada all'invasione americana a Telecom. La Melandri se lo doveva portare a Cardiff.
Lettera inviata a Il Foglio il 18 aprile 2007, non pubblicata.

mercoledì 26 luglio 2006

La Juve e i suoi presidenti nobili

Egregio Direttore,
dopo Grande Stevens e dopo Cobolli Gigli il prossimo presidente della Juve sarà Tarallucci Vino? Noblesse oblige.
Lettera inviata a Il Foglio il 26 luglio 2006, non pubblicata.

lunedì 10 luglio 2006

Abbiamo vinto per un palo

Egregio Direttore,
Prodi ha detto "Abbiamo vinto per un palo. In certe competizioni si vince così. E' una gioia quasi pari a quella della vittoria elettorale."
Un palo di una porta è circa 1,37% della dimensione della porta (10cm rispetto a 7,32m). Siccome il tiro di Trezeguet ha colpito la traversa, la percentuale esatta è invece 4,10% (10cm rispetto all'altezza della porta di 2,44m).
Un'enormità rispetto allo 0,07% dei 25.115 voti con cui l'Unione ha vinto le elezioni alla Camera. Tanto per dare un po' di numeri sul "fattore C".
Lettera pubblicata da Il Foglio l'11 luglio 2006.

Questo è il commento di Luca Sofri alla mia lettera, postato sul suo blog Wittgenstein:
Siccome sei si fa la gara a chi è più pignolo, siamo tutti piuttosto campioni del mondo, segnalo l'errore logico dell'obiezione. Che prevede che Trezeguet abbia sbagliato di 10 centimetri, ovvero tutto lo spessore della traversa. Invece il pallone ha colpito la traversa ed è rimbalzato a terra, quindi se sapete com'è fatta una traversa, l'ha colpita nella sua metà inferiore. L'errore di Trezeguet è quindi inferiore ai 5 cm. E qui ci vorrebbe un fisico (o un ottico) per scendere più nel dettaglio.
Il secondo errore è invece semplicemente di numeri dove si parla delle elezioni. L'Unione alla Camera ha vinto di circa 130mila voti

Replico. L'errore, se c'è, non è logico, ma, come dice lo stesso Sofri, fisico.
Ad essere ancora più pignoli, si dovrebbe tener conto del modo in cui la palla colpisce il legno, se lo colpisce, per entrare in porta (varcando la famigerata linea per intero). In ogni caso, immaginando che la palla abbia colpito la metà inferiore della traversa e sia quindi finita a terra, fuori o dentro, esiste una porzione della superficie cilindrica inferiore che avrebbe permesso alla palla di entrare, aumentando, virtualmente, lo "specchio utile" per il gol. Dipende dalla tangenza tra la palla (sferica) e la traversa (cilindrica). L'approssimazione che ho fatto (10cm di traversa contro l'altezza complessiva della porta) è più che accettabile, in ogni caso di un paio di ordini di grandezza rispetto alla percentuale di scarto tra i voti dell'Unione e quelli del Polo.
Escludendo la Valle d'Aosta e l'Estero, Prodi ha preso 19.002.598 voti, Berlusconi ne ha presi 18.977.843. (Risultati ufficiali dal sito del Ministero dell'Interno)
La differenza è di 24.755 voti, meno ancora di quelli che avevo indicato nella lettera (con dati non del tutto ufficiali), non certo 130.000 come dice Luca Sofri.

martedì 23 maggio 2006

E' più facile incastrare Moggi o Pacciani?

Egregio Direttore.
La quarta carica dello Stato (Guido Rossi), ha nominato Borrelli procuratore della FIGC. Le toghe rosse nel calcio, questa mi mancava.
Ma a parte questo, Vigna come l'ha presa? Male, immagino, ma se ne deve fare una ragione. Si è fatto prendere per il didietro per 20 anni da Pacciani, cosa pensava di poter fare contro i compagni di merende che girano a Coverciano, dire che se la colpa è di qualcuno è sicuramente di Caselli? Già sentita.
Lettera inviata a Il Foglio il 23 maggio 2006, non pubblicata.

Milan, attenzione a Borrelli

Egregio Direttore,
Borrelli procuratore alla FIGC. Davvero Vigna voleva il posto? I magistrati non sanno più cosa fare per acquistare potere. I suberlatitanti di Cosa Nostra al momento sono esauriti, prendersela con Berlusconi dopo le elezioni non è nemmeno divertente, in Parlamento e al governo Prodi, nonostante la ressa, non c'è più posto. Fortuna che c'è il calcio.
Con Borrelli il Milan ha qualche speranza di rimanere in A la prossima
stagione? Fossi il Cavaliere, prima di riprendermi la poltrona di presidente del club, ci penserei due o tre volte.
Lettera inviata a Il Foglio il 23 maggio 2006, non pubblicata.

mercoledì 17 maggio 2006

D'Alema dalla FGCI alla FIGC

Egregio direttore,
Guido Rossi commissario della FIGC. Il prof. Prodi aveva proposto Gianni Letta. Ma possibile che a nessuno del centrodestra sia venuto in mente di proporre Massimo D'Alema? Mi sorge il dubbio che nessuno dei suoi, in questo caso, gli avrebbe chiesto di fare un passo indietro per il bene del paese. E' la fiera delle occasioni sprecate.
Lettera inviata a Il Foglio il 17 maggio 2006, non pubblicata.