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sabato 4 aprile 2026

La lost generation del calcio italiano

 


 
Egr. Direttore,
un’intera generazione di ragazzi non ha potuto vedere, e non vedrà, la nazionale italiana di calcio giocare un Mondiale. In realtà è anche peggio, quelli che hanno meno di vent’anni non hanno mai visto la Ferrari vincere un mondiale di F1. Però hanno visto un italiano vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi nei 100 metri, un’italiana vincerne una nella ginnastica artistica, la squadra italiana di pallavolo femminile vincerne un’altra, un italiano vincere Wimbledon e, con la squadra, due coppe Davis, hanno visto la squadra italiana di rugby a 15 vincere con Sudafrica, Australia e Inghilterra e quella di baseball, roba recentissima, vincere contro gli USA. Hanno potuto anche, da piccoli, vedere la coda della carriera di Valentino Rossi e i suoi ultimi mondiali in MotoGP. In F1 no, però hanno potuto assistere alla vittoria di una (anzi tre) vetture Ferrari a Le Mans. Insomma, alla lost generation del calcio italiano poteva andare anche peggio e si sono divertiti lo stesso, anche senza pallatonda. E noi post-boomer, che c’eravamo, possiamo finalmente superare il ricordo nostalgico e retorico del Mundial spagnolo, delle notti magiche inseguendo un gol e del cielo sopra Berlino e, con i nostri ragazzi, andare avanti. Forse, chissà, di questo dobbiamo ringraziare Macedonia del Nord, Svezia e Bosnia Erzegovina.
 

mercoledì 11 novembre 2015

La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto

Nella Guida galattica per gli autostoppisti del grande Douglas Adams il supercomputer Deep Thought, interrogato su quale fosse la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto, dopo sette milioni e mezzo di anni, aveva risposto 42. Il supercomputer si è sbagliato: la risposta è 46.

martedì 10 novembre 2015

Valentino Rossi è un genio

Valentino Rossi è un genio. Lo si sapeva già, ma la cosa non smette mai di stupire. E’ riuscito in due settimane a passare dalla parte del torto a quella della ragione e a far apparire i suoi due avversari due patetici imbroglioni. Cioè, prima, in diretta mondiale, scaraventa Marquez per terra con un calcione che la testata di Zinédine Zidane sembra un buffetto cresimale. Come buttare al vento vent’anni di carriera, la più luminosa nel mondo dei motori. Ha fatto quello che nessuno gli potrà mai perdonare, ha tradito il verbo della sportività, si è macchiato del peccato più grave, la mancanza di fair play. I due caballeros fanno la cosa tatticamente meno saggia, decidono di gonfiare il petto, di fare gli offesi, di ergersi a moralizzatori. A Valencia va in scena la finale della Piston Cup. Corrono in tre, come nel capolavoro di John Lasseter, solo che già Vale si è preso due ruoli, quello di Strip “The King” Weathers (da sempre il suo) e quello di Saetta McQueen (che fino a qualche settimana fa era del giovane Marquez), e ha corso contro non uno, bensì due versioni di Chick Hicks, l’eterno secondo, il rancoroso. E’ riuscito ancora a realizzare il capolavoro, ha tolto visibilità ai suoi avversari, li ha messi da parte, li ha resi inconsistenti, dimenticabili, trascurabili. Alla lunga lista dei Chick Hicks che l’hanno sfidato e hanno perso, magari non in pista, ma in tutto il resto, ha aggiunto pure Lorenzo e Marquez. E’ un maledetto genio…

Lettera pubblicata da Il Foglio il 10 novembre 2015