giovedì 17 aprile 2014

I figli del diritto e il diritto dei figli

 
Il recente dibattito seguito al pronunciamento della Cassazione sulla fecondazione eterologa sta assumento connotati strani. La critica è rivolta al fatto che, sempre di più, sono i tribunali a decidere dei temi etici. Certo, la corte sbaglia, fare figli non è un diritto. Già non aver presente questo è un grosso problema. Che sia concepito per via tradizionale, per fecondazione assistita eterologa o meno, il problema è che ci si dimentica dei diritti del bambino, nato o ancora in divenire. Ma il problema vero è ancora precedente. Il problema è che fare figli viene trattato come un problema sanitario. Quindi se esiste un diritto alla salute tutelato dalla società (e quindi dalle sue espressioni legislative e giurisprudenziali), esiste conseguentemente un diritto alla procreazione come esiste un diritto all'accesso alle cure per le verruche. Le quali non hanno diritti, esattamente come gli embrioni e i bambini nati o in divenire.

mercoledì 26 febbraio 2014

Sui generi e sul sesso


La lettura del documento Linee guida per un'infomazione rispettosa delle persone LGBT  diffuso a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le pari opportunità e dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) nel dicembre del 2013 è veramente interessante.

Dice molto su come in questi ultimi anni si stia tentando di buttare al macero centinaia di anni di progresso culturale, morale e civile utilizzando la disinformazione e la dimenticanza. Il problema è che non sono opinioni di gruppi o singoli, per quanto autorevoli, ma sono contenute in un documento emanato dal nostro Governo. Non sono ancora leggi, ma rivestono certamente un carattere di "ufficialità" certificato dal logo della Repubblica Italiana impresso in copertina.

Il documento è un compendio di un ciclo di seminari di "formazione" (virgolette mie) per i giornalisti organizzato dall'UNAR. Lo scopo dichiarato è "formare" i giornalisti circa l'uso corretto e non omofobico di certi termini, di certe espressioni e di diffondere conoscenze circa il tema dell'omosessualità e di tutto ciò che riguarda l'ambito LGBT. Insomma, come scrivere articoli di stampa o sul web inattaccabili dal punto di vista del politicamente corretto. In realtà il documento si spinge ben oltre. Ridefinisce in maniera chiara e incisiva cosa è consentito e cosa non lo è quando si affrontano le tematiche care agli ambienti e all'ideologia, minoritaria nei numeri ma maggioritaria come impatto culturale, del "gender". In sintesi il documento ci dice a chiare lettere: la cosiddetta distinzione di genere/sesso non esiste, anzi non è mai esistita. Da questo assunto derivano un sacco di conseguenza. Tutti, ma proprio tutti, i termini e le espressioni che di solito si usano parlando e scrivendo di queste tematiche sono, secondo il documento, sbagliati. Ci viene così offerta un'ampia carrellata di esempi sull'uso corretto di espressioni come outing, coming out, transessualità, matrimonio, unioni, famiglia, figli, ecc.

Ci vorrebbe qualcuno che si prendesse la briga di riscrivere il documento basandosi su ciò che l'UNAR ha tralasciato in favore di slogan che hanno al massimo 10 o 20 anni di fondamento ideologico. Si dovrebbe riscriverlo tenendo conto di tutto ciò che la filosofia, la sociologia, la letteratura, la fisiologia, la semantica, la linguistica, la pedagogia e, non ultimo, il buon senso, hanno espresso negli ultimi secoli. Non ho citato volutamente la teologia, ma in realtà non servirebbe neppure. Non ho citato ovviamente l'ideologia, perché l'ideologia di solito non ha portato a nulla di buono.

Se non fosse tragico il contenuto di questo documento, si potrebbe sorridere di alcuni passaggi, dell'incompetenza più totale che emerge da certi passaggi, del livello scarsissimo di approfondimento, della parzialità e infondatezza di certe affermazioni.

Cito solo un caso perché l'ho trovato incredibile soprattutto considerando che il documento è rivolto principalmente ai professionisti del'informazione, gente che in teoria dovrebbe saper pesare le parole, ne dovrebbe conoscere il significato, magari ne dovrebbe conoscere l'etimologia o se non altro dovrebbe essere dotata di un buon dizionario quando scrive (non tutti i giornalisti si limitano a copiare WIkipedia).

A pagina 24 c'è un Glossario ("Clossario" nell'indice, sigh...). In esso viene data la definizione corretta di due parole: sesso e genere.

Per "sesso" si intendono, secondo il glossario, «le caratteristiche biologiche e anatomiche del maschio e della femmina, determinate dai cromosomi  sessuali». Quindi una definizione in linea con la biologia, coerente con quanto riportano i nostri dizionari.

Per "genere" si intende invece la «categoria sociale e culturale costruita sulle differenze biologiche dei sessi (genere maschile vs. genere femminile)». Tutto il documento utilizza questa parola associata a "identità" per costituire quindi la locuzione "identità di genere".

In pratica uno può essere biologicamente maschio, ma sentirsi di genere femminile o di qualunque altro genere si preferisca (noto è il caso di Facebook che è arrivato a coniare 56 definzioni diverse per i suoi utenti).

Cosa sottende questa distinzione? Il tentativo, anzi ormai l'imposizione culturale avallata dal Governo italiano, è quella di permettere una definizione di sé del tutto avulsa dalla realtà biologica, in favore di una scelta autonoma basata sulla totale indipenza dell'uomo da tale realtà. E' la conseguenza filosofica, e ormai antropologica, del «io mi faccio da me e quindi decido io cosa sono».

Ma è interessante il fatto che questa distinzione si basi sull'assunto che la parola "gerere" abbia davvero il significato che ne vien dato nel Glossario.

Una definizione ampia (cioè "generale", appunto) ce la dà il vocabolario on-line della Treccani che recita:
 1. Nel suo sign. più ampio, termine indicante una nozione che comprende in sé più specie o rappresenta ciò che è comune a più specie.
Secondo la Terccani il termine ha anche un significato estensivo che permette di usare la locuzione "identità di genere". Ma si tratta sostanzialmente di un'estensione derivante dall'utilizzo del termine "genere" nella grammatica delle lingue indoeuropee che distinguono linguisticamente tra genere maschile, femminile e (se presente) neutro. Perché i seguaci dell'ideologia del "gender" utilizzino la locuzione "identità di genere" invece di "identità di sesso" o "identità sessuale" rimane misterioso. Ma si tratta ovviamente di una dei tanti casi di traduzione maccheronica di un termine anglosassone. I redattori del documento sono però così convinti della correttezza delle loro imposizioni che non si preoccupano di distinguere tra un "falso amico" e una parola grammaticalmente corretta nella nostra lingua (tanto la maggior parte dei termini "corretti" e "rispettosi" sono anglofoni o sono acronimi di definizioni anglofone).


Interessante però è l'etimologia della parola "genere": deriva dal greco γένος «genere, stirpe», γένεσις «origine», γίγνομαι «nascere». Ironico il fatto che il significato vero sia imparentato col concetto di "generare", "nascere", cioè "fecondità". Come si arrivi a distinguere tra "sesso" biologico e "genere" culturale rimane un interrogativo senza risposta.

Questo è solo un piccolo esempio. Ci sarebbero da citare le definizioni di matrimonio, di famiglia e le tante inesattezze o definizioni approssimative e decontestualizzate storicamente e culturalmente presenti nel documento.

A pag. 16 c'è un riquadrino con una citazione di tal Matteo Winkler, giurista bocconiano, editorialista de Il Fatto Quotidiano,  avvocato e fondatore di Rete Lenford - Avvocatura per i Diritti LGBT::

«Il matrimonio non esiste in natura. Mentre in natura esiste l’omosessualità, persino nel mondo animale.»
Il matrimonio non esiste in natura, ovvio. Nel resto della natura, piante e altri animali, non esiste perché se l'è inventato l'uomo, che però tassonomicamente "è natura" anch'esso (notato la finezza del neutro?), essendo inscritto nel "genere" (ancora 'sta parola!) Homo e nella specie sapiens, sottospecie sapiens, il tutto nel mucchio tassonomico dei mammiferi. Non siamo naturali noi? Siccome siamo l'unico animale che si sposa allora il matrimonio non è naturale? Ma evidentemente migliaia di anni di evoluzione umana valgono meno di quella manciata di specie animali che praticano l'omosessualità (sappiate che il più gay è il bisonte, ma lo è anche il moscerino della frutta). Evoluzione umana che si è anche distinta per aver sviluppato una caratteristica peculiare che si chiama cultura, che a sua volta si è sviluppata in virtù di un'altra peculiarità tutta umana che si chiama ragione. Ok, buttiamo pure al macero il matrimonio, invenzione "irrispettosa" dell'"identità di genere". Così buttiamo al macero migliaia di anni di storia della civiltà (altra invenzione innaturalmente tutta umana).

La Divina commedia è irrispettosa perché Dante ha mandato all'inferno Caifa e un po' di gente colpevole dell'omicidio di Gesù. Quindi presto la bandiranno dalle scuole perché opera antisemita. Ma che l'antisemitismo stia ritornando di moda travestito ipocritamente da opposizione e da boicottaggio dello stato di Israele colpevole di trattar male i palestinesi arabi va bene lo stesso. Presto bandiranno I promessi sposi perché dipinge una visione culturalmente superata di famiglia, quella che Renzo e Lucia volevano per loro. Poi toccherà ovviamente alla Bibbia... «Uomo e donna li creò». Dio ha creato due esseri umani distinti per "genere". Troppo pochi. Avrebbe dovuto crearne 56 come ha fatto Facebook.

Pochi anni fa il mondo si è scandalizato perché i talebani hanno distrutto le statue di Buddha di Bamiyan, in Afghanistan. E' esattamente quello che prevedono Linee guida per un'infomazione rispettosa delle persone LGBT : la distruzione scellerata, ma "rispettosa", della nostra cultura per favorire un'idea di uomo che è semplicemente parziale, quindi non ragionevole, non completa. Ci stanno dicendo che l'uomo si deve ridurre ad un solo aspetto del suo essere, ciò che percepisce come giusto da un punto di vista sessuale. Peccato che il sesso, o l'identità di genere come preferiscono definirla, sia solo un pezzettino dell'uomo. Quando l'uomo è fatto a pezzettini, cioè non vive integralmente la sua umanità, tutta, affettiva, sessuale, culturale, ecc. lo si rende schizofrenico, cioè affetto da una psicosi dissociativa caratterizzata da un processo di disgregazione della personalità. Non sono gli omosessuali ad essere affetti da schizofrenia. Lo sono invece gli uomini a cui viene imposto un modello culturale e umano parziale, dissociato dalla realtà e dall'esperienza. Questo libello del Dipartimento per le pari opportunità dice ai giornalisti: «Siate rispettosi delle diversità ma siate parziali, trattate i vostri lettori da schizofrenici.» Un bel risulatato per di più, e qui divento pentastellato, ottenuto con soldi pubblici.

Letture consigliate per approfondire:
  • Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
  • Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson


lunedì 27 maggio 2013

Dei contributi pubblici alla scuola e al cinema

 
Ivano Marescotti è un attore molto bravo, simpatico, con una lunga carriera teatrale e di caratterista al cinema, qualche buon premio e qualche partecipazione a film di successo (tra gli ultimi quelli di Checco Zalone, ma anche parti in film di Ridley Scott). Ora, come molti suoi colleghi (attori comici, cabarettisti, saltimbanchi di vario genere), ha deciso di darsi alla politica.
Perché uno che è stato dotato da madre natura di un dono, di un talento in campo artistico, debba poi sentirsi autorizzato a pontificare su aspetti che non gli competono rimane un mistero. Il buon Dio ti ha donato di essere un bravo attore, perché avrebbe dovuto esagerare e darti anche il dono di dire cose intelligenti? Bho. E' un automatismo che mi sfugge.
Il buon Marescotti si è schierato con il comitato Articolo 33 che ha promosso il referendum di Bologna per l'eliminazione del contributo comunale alle scuole paritarie pubbliche. Il referendum è un'assurdità contrastata perfino da una larga fetta dei politici, sindaco di Bologna in testa, dell'area pidiellina. Marescotti e compagni (grillini, vendolini e l'ineffabile Rodotà) hanno vinto. Ora il comune di Bologna dovrà decidere se eliminare il milioncino di contributo alle scuole paritarie che operano nel suo territorio. Per il sistema delle scuole dell'infanzia del capoluogo emiliano sarà un disastro.

Nel 1994 Marescotti era nel cast del film Messaggi quasi segreti diretto da tal Valerio Jalongo e co-prodotto dalla RAI. Il film ha incassato 28.360€ (allora erano lire, ma è per capirci), è stato visto da 5.672 spettatori e ha avuto un contributo pubblico ai sensi della nostra bellissima legge sul finanziamento al cinema di 771.677€. [1]
Immagino che Marescotti sia stato pagato per aver partecipato a quel film. Spero che almeno ai 1.736 bambini che potrebbero restare senza posto all'asilo per effetto del referendum sia concessa una tessera per vedere gratis le centinaia di film realizzati con i soldi dello stato, che possano scaricarseli da internet, che qualcuno regali loro i DVD. Al posto dell'asilo un bel cineforum perpetuo. Invece dei soliti cartoni Disney facciamo vedere ai nostri figli i film finanziati dai Beni Culturali. Sai che spasso. Prima che riescano a vedere tutti quei film fanno in tempo ad arrivare all'età della laurea.

[1] Finanziamento pubblico alla produzione cinematografica dal 1994 al 2006

giovedì 2 maggio 2013

Silvana De Mari

L'ultimo elfo
Ho letto per caso questo post cercando qualche info sulla De Mari. Non posso che sottoscrivere ogni riga. La De Mari, che ho avuto il piacere di ascoltare durante un incontro con un gruppo di ragazzi di una scuola media, è veramente ruvida come la roccia quando scrive di temi "caldi". Coi ragazzi è stata però magnifica. Ha parlato per un'ora della bellezza delle fiabe, del racconto fantastico e di come le fiabe fanno crescere. Nemmeno Tolkien nel suo saggio sulle fiabe è così convincente. Mi colpisce il fatto che non ha davvero mezze misure. Forse per questo riesce a scrivere romanzi fantastici che spiegano così bene la realtà. Dopo aver fatto leggere "L'ultimo elfo" a mia figlia di 10 anni, le ho poi regalato "Il gatto dagli occhi d'oro" che mi sembrava (dalla copertina!) un bel libro per ragazzi (per "L'ultimo orco" e i seguenti del ciclo penso serva qualche anno in più). L'ho letto prima di darlo a mia figlia, fortunatamente. Il libro è bello, ma il tema trattato senza tante metafore o sottintesi, quello dell'infibulazione, mi ha convinto a metterlo da parte per qualche tempo :-).
Ho iniziato a leggere il suo ultimo saggio, "La realtà dell'orco". E' un pugno nello stomaco per noi abituati al politicamente corretto. Gli orchi (identificabili certamemente negli islamisti, ma non solo, ce n'è anche per noi europei che abbiamo ammazzato milioni di ebrei), vanno fermati, dice la De Mari, con ogni mezzo. Non vanno giustificati, non vanno capiti sociologicamente. Nemmeno ponti di dialogo (poi gli orchi usano il ponte per venire a casa tua...). La De Mari è durissima. Ma la cosa incredibile della De Mari è che tale durezza non è ostacolo alla misericordia, al perdono. Gli orchi vanno fermati perché capiscano che sono orchi. Perché da orchi si ri-trasformino in uomini. E' un ribaltamento totale di tutto il politicamente corretto che ci annacqua il cervello. Ripeto, le pagine della De Mari, e in particolare quelle di questo saggio, sono un pugno nello stomaco, ma aprono scorci inimmaginabili nella nostra mentalità buonista che predica, appunto, bontà e tolleranza a buon mercato, ma non contempla in perdono. Forse è per questo che Silvana De Mari è già stata esclusa dai salotti buoni della letteratura italiana, nonostatnte sia una delle migliori penne in circolazione.

lunedì 29 aprile 2013

Che Governo!

Il "muro di Padova"
Una caratteristica della squadra di governo messa su da Re Giorgio e da Enrico Letta è che ha certamente mandando in confusione i commentatori. Tra i 21 ministri c'è tanta di quella roba che le etichette si sprecano. Il massimo è leggere come è stato presentato dai giornali Flavio Zanonato, sindaco di Padova, che in due giorni ho letto essere in quota Bersani, in quota Fassino, in quota D'Alema. Ma anche in quota Berlinguer (il leader comunista morì sul palco a Padova proprio vicino a Zanonato che al tempo era segretario provinciale del PCI). E' perfino considerato in quota CL (sarebbe il terzo) perché qualcuno l'ha definito il Fomigoni veneto. Poi, siccome è veneto e ha tirato su un muro per "ghettizzare" gli extracomunitari (in realtà ha semplicemente rinforzato una recinzione condominiale per impedire ai pusher di fuggire durante le retate della polizia), in fondo è sempre stato considerato leghista. Siccome va a messa è stato definito anche cattocomunista.

martedì 23 aprile 2013

San Giorgio

Auguri di buon onomastico a tutti coloro che si chiamano Giorgio.

Al Presidente 2.0 che, come ha detto don Julián Carrón, «ci appare come una risorsa per l'Italia, di fronte all'urgenza di riprendere la strada di una vera pacificazione che ottenga quel bene così necessario per la vita personale e sociale.»  Ma che dobbiamo aiutare offendo «la nostra testimonianza, insieme a ogni uomo di buona volontà, come contributo per sbloccare la situazione, affermando il valore dell'altro nella ricerca del bene comune al di sopra di qualsiasi interesse particolare.»

A Papa Francesco che proprio domenica ci ha ricordato che «la giovinezza bisogna metterla in gioco per i grandi ideali.» Ora, quello che possiamo imparare da questi due grandi uomini non è come si uccide il drago o si smacchia il giaguaro, ma com'è stato per San Giorgio, il sacrificio di sè.

Ok, auguri anche a me...

lunedì 22 aprile 2013

Scouting

Io forse me ne sono accorto tardi, ma io mica sono un dirigente del partito che ha la maggioranza relativa in Parlamento. Bersani sperava di risolvere tutto facendo scouting tra i grillini neo-parlamentari. Il problema è che, nell'insensata ricerca di far finta di rinnovare, il suo partito ha fatto eleggere un bel mucchietto di sedicenti democratici che in realtà sono grillini dentro. E' incredibile come un partito come il PD sia riuscito a far eleggere una così alta quantità di persone del tutto estranea a quello che è lo zoccolo duro del suo elettorato e della sua dirigenza. Il PD era nato per sancire e benedire il matrimonio tra l'anima cattocomunista della DC e l'anima gramsciana del PCI, a trent'anni dai primi ammiccamenti del compromesso storico, trovando poi come unico fattore comune l'antiberlusconismo e il paravento di una mai realizzata convergenza verso la moderna socialdemocrazia europea. Il sindacalismo di Marini, il cattolicesimo adulto di Prodi e persino il comunismo port-berlingueriano di Rodotà sono stati rifiutati da un bel gruppo di parlamentari piddini. Al netto dei renziani, chi cavolo è che ha fatto il casting dei candidati del PD?

Pubblicato su Hyde Parlk Corner il 23 aprile 2013